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Inflazione: minaccia o opportunità 

 November 3, 2020

By  mariogastaldi

Il tasso di inflazione misura la crescita dei prezzi.

Influisce sul costo della tua vita quotidiana e sui risultati dei tuoi investimenti. Diciamo subito una cosa prima di entrare nel dettaglio.

C’è un legame tra il tasso d’inflazione e l’andamento dei titoli azionari e di altre forme di investimento come Bitcoin

Per questa ragione è interessante per te.

Ora ci aspettiamo che l’inflazione, almeno negli USA, crescerà. Leggi l’articolo e vedrai in che modo è importante per te.

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Come misuriamo l’inflazione?

Negli Stati Uniti (che ci interessano molto) si usa il CPI (consumer Price Index), un indice della variazione dei prezzi dei beni che rientrano in un determinato paniere. La composizione di questo paniere vuole rappresentare la spesa di una persona media.

Ovviamente il costo della vita cambia a seconda di età, condizione, abitudini e stile di vita. Persone diverse comprano cose diverse. Quindi, misurare l'inflazione non è facile ed esistono varie potenziali misure. Resta comunque il fatto che misurare è fondamentale.

Negli Stati Uniti esiste anche il CPI-U che misura i prezzi per i consumatori urbani. Altri indici simili esistono in vari paesi, come l’Italia e gli altri paesi Europei.

Questa difficoltà nella misurazione ha generato disaccordo su quale sia il modo migliore per misurare l'inflazione, e ha addirittura fatto sorgere dubbi sul fatto che le misure dell’inflazione siano prodotte in modo da proteggere gli interessi di questo o quell’altro schieramento politico e delle sue politiche economiche.

Inflazione fenomeno positivo o negativo?

Ora, venendo al cuore dell’argomento, secondo le teorie prevalenti un pò di inflazione è una buona cosa. Un’inflazione eccessiva può creare danno perché deteriora in modo rapido, a volte devastante, il potere di acquisto delle persone (pensa all’iperinflazione in Venezuela).

Il contrario dell'inflazione è la deflazione. Si tratta di una riduzione dei prezzi, e ciò può quindi sembrare una cosa positiva. Secondo alcuni non è così. Le persone rinviano gli acquisti, visto che i prezzi saranno più bassi. Il risultato è un calo del ciclo economico, riduzione dei consumi e dei posti di lavoro, ed ulteriore deflazione in una dinamica che si autoalimenta.

Nell’ultimo decennio le banche centrali hanno operato perseguendo un livello di inflazione di equilibrio, intorno al 2%.

Quando l’inflazione è andata sotto quel livello, come per la maggior parte dell’ultimo decennio, le banche centrali hanno risposto riducendo o mantenendo i tassi di interesse vicino a 0. In questo modo le persone sono incoraggiate ad indebitarsi e consumare producendo un benefico effetto sul contesto economico, secondo le teorie e le idee dominanti.

Effetti sui Mercati Finanziari

Una delle conseguenze di questa azione è che i tassi dei titoli obbligazionari vanno verso zero, diventando quindi meno attraenti come forma di investimento. Diventa per contro molto più attraente l’investimento in titoli azionari. Questo porta i corsi dei titoli azionari verso l’alto, come è accaduto durante l’ultimo decennio.

Se invece l’inflazione sale, allora le banche centrali rispondono aumentando i tassi, e questo potrebbe, con la stessa logica portare i titoli azionari verso il basso. Accadde nel 2018. E la FED (Federal Reserve - Banca centrale Americana) cambiò direzione e riportò i tassi verso il basso per non deprimere i mercati azionari.

Quindi quando l’inflazione va su, i titoli azionari vanno giù. E viceversa. Ovviamente i fattori che determinano l’andamento dei mercati azionari sono tanti, ma questo è uno di quelli determinanti.

Come possiamo prevedere l’inflazione nel futuro

I vari indici dei prezzi al consumo non dicono niente del futuro, parlano solo del passato. Per questo motivo ci servono dei leading indicators, degli indicatori che ci diano dei segnali anticipati, prima che il trend dei prezzi (inflazione) si manifesti.

Tra gli indicatori più usati ci sono quelli che misurano l’andamento dei principali fattori che influiscono sull’inflazione, come il mercato immobiliare, costo del denaro, prezzo delle commodities, l’esistenza o meno di alcuni colli di bottiglia nel sistema economico, il mercato del lavoro e il mercato del credito.

Alcuni indicatori stanno dando segnali di crescita dell’inflazione da diversi mesi. La pandemia del Covid-19 ha spostato la spesa dall’acquisto di “esperienze” all’acquisto di cose-oggetti. Per esempio non si va al ristorante, ma si ristruttura la cucina. La domanda si sposta, ma resta.

Comunque vadano le elezioni americane ci sarà crescita degli interventi di stimolo dell’economia, e alla fine arriverà un vaccino. Il ritorno a comportamenti tradizionali porterà un incremento della domanda di beni e si ritornerà anche all’acquisto di “esperienze”. La domanda crescerà e con essa si avrà un aumento dei prezzi.

C’è un serio rischio che un’inflazione robusta si presenti nella seconda metà del 2021 andando verso il 2022.

Se l’inflazione cresce più delle attese, la Fed e le altre banche centrali potrebbero non riuscire a tenere i tassi vicino allo zero. Ed infatti la Fed, per esempio, ha recentemente cambiato l’obiettivo di inflazione: il 2% come media, non come limite massimo. Quindi potremmo avere picchi che vanno ben oltre il 2% senza che la Fed senta la necessità di intervenire in coerenza con questo nuovo obiettivo che si è data.

L’inflazione era attesa in passato ma poi non c’è stata

Già in passato ci si aspettava inflazione, per esempio con il forte incremento della spesa pubblica in risposta alla crisi del 2008, ma poi inflazione non c’è stata. Ci sono varie spiegazioni alla mancata crescita dei prezzi che in tanti si aspettavano.

La globalizzazione ha ridotto il costo medio del lavoro nel mondo. La tecnologia rende disponibili servizi e contenuti a costi bassi o nulli. La sharing economy ha creato nuova offerta di servizi prima limitati (Airbnb e Uber). Amazon abbassa i prezzi di tutto ciò che vende per prendere quote di mercato e i commercianti fisici o digitali abbassano a loro volta i prezzi per restare a galla. La nuova offerta abbassa i prezzi.

Inoltre il numero basso delle nascite cambia la composizione demografica nei paesi occidentali. Gli anziani risparmiano invece di spendere. Questi fenomeni in qualche misura restano, allora nasce la domanda seguente…

Perché questa volta invece avremo inflazione?

Nel decennio passato abbiamo osservato una certa disuguaglianza nella distribuzione del reddito. Ancora oggi, in particolare negli USA, circa il 50% del reddito pre-imposte va alla fascia del top 10% dei più benestanti.

Ora, chi è molto benestante tende a investire il proprio reddito piuttosto che a consumarlo. Le persone delle classi abbienti risparmiano/investono il 30% del reddito. Il risultato è una forte domanda di asset (immobili, azioni) e scarsi consumi.

Se quote importanti del reddito vanno ai più ricchi si determina inflazione di questi asset (immobili e azioni)) come abbiamo abbondantemente osservato. Ma non si ha crescita dei prezzi dei beni di consumo.

In modo opposto, le persone meno abbienti tendono a spendere-consumare ogni nuova quota di reddito che si trovano a disposizione, determinando una crescita della domanda di beni e servizi e quindi pressione inflazionistica.

Ora è possibile che la distribuzione del reddito cambi. In generale, nel mondo non c’è più tanta preoccupazione per il deficit pubblico, non più come prima. Si affermano approcci come la Modern Monetary Theory che è a favore di livelli di spesa pubblica elevata da parte dei governi.

La maggiore spesa pubblica tipicamente ridistribuisce il reddito a favore delle classi meno abbienti e ne aumenta il potere d’acquisto.

Poiché questa fascia di persone (i meno abbienti) spende e consuma, avremo una crescita dei prezzi in misura molto più sostenuta che in passato.

Impatto sui mercati azionari

Quindi, se pensiamo che i prezzi e l’inflazione cresceranno, quale livello di crescita dell’inflazione potrebbe essere negativa per i mercati azionari?

Qualcuno dice che la FED consideri la soglia del 2.3% come il livello di pericolo. A quel livello la FED e le altre banche centrali potrebbero decidere di intervenire, e l’intervento non consisterebbe necessariamente in un aumento dei tassi. La risposta più attesa è un’altra.

Una delle attività tipiche della FED e della BCE è stata l’acquisto di titoli del debito pubblico a lungo termine. Ciò porta il prezzo di questi titoli in alto, e in modo matematico ne riduce i rendimenti. L’interesse degli investitori si riduce e si dirige verso i mercati azionari che diventano più attraenti.

Quindi in caso di inflazione ci aspettiamo che la FED interrompa o riduca l’acquisto di titoli obbligazionari, riducendone i prezzi. I rendimenti crescono per ragioni matematiche attraendo investitori verso questa forma di investimento e portandoli via dall’investimento in titoli azionari.

  1. 1
    Gli investimenti in titoli di stato tornano ad attrarre il risparmio sottraendolo alle azioni;
  2. 2
    La quota di reddito nelle mani delle classi più abbienti si riduce. Gli abbienti investono meno, cala la domanda di azioni, e gli indici dei mercati azionari.

Come investire in questo scenario?

Si tratta di cercare assets a buon mercato che cresceranno in questo scenario e andare via da quelli che sono cresciuti molto e sono relativamente più costosi.

Sicuramente non c’è urgenza di uscire dalle azioni, ma potrebbe essere un buon momento per uscire da asset costosi che si sono apprezzati per spostarsi verso altri che sono relativamente economici in questo periodo.

Per esempio potrebbe valere la pena vendere azioni che sono cresciute molto e appaiono sopravvalutate. Può essere una buona idea vendere i titoli di stato che probabilmente perderanno valore anch’essi.

Tra gli asset che vogliamo osservare: Bitcoin, oro, argento, value stocks sottovalutati in questo momento, e azioni di mercati emergenti, Giappone ed Europa.

mariogastaldi


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